Eventi Estate 2020 Riviera del Conero

Siete in vacanza nella Riviera del Conero e volete destreggiarvi tra iniziative e eventi vari? abbiamo raccolto i nostri preferiti in questo post, tutto da condividere 🙂

NUMANA:

scarica qui il calendario completo degli eventi di Numana e Marcelli

Oppure consulta gli eventi online: https://www.turismonumana.it/it/eventi-numana-conero

SIROLO:

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La Chiesetta di Santa Maria di Portonovo vista dal mare. Photo credit: Francesco Domesi

La Chiesetta di Santa Maria di Portonovo è visitabile nei mesi di Luglio e Agosto dalle 16:30 alle 19:30.

Per ulteriori informazioni la pagina web ufficiale è la seguente: https://www.italianostra-ancona.org/informazioni-giorni-e-orari-di-visita/?utm_source=rivieradelconero.info&utm_medium=referral

CAMERANO

Le Grotte di Camerano

Visite guidate dal lunedì al venerdì ore: 15:00 – 17:00 – 18:30 e 21:30
sabato e domenica ore: 10:00 -11:30 -15:00 -17:00 -18:30 e 21:30

Prenotazione obbligatoria: ☎️ 0717304018, dal lunedì alla domenica dalle 9:30 alle 12:30, dalle 16:00 alle 19:00 
💻 info@turismocamerano.it 

ANCONA

Giovanni Battista Pergolesi , precursore del “club 27”?

È ormai un culto quello dei grandi artisti morti al culmine della loro carriera all’età di 27 anni. Tra i più famosi possiamo distinguere Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones; Jimi Hendrix, il celeberrimo chitarrista; Janis Joplin, la struggente cantante soul; Jim Morrison, il carismatico leader dei The Doors, Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, e la voce soul, Amy Winehouse.

Possiamo considerare anche Giovanni Battista Pergolesi nel Club 27? Credo di sì. Il celebre compositore, nato il 4 gennaio 1710 a Jesi, morì il  16 marzo 1736, ad appena 26 anni (quindi con 1 anno di anticipo sul club 27). La sua parabola artistica durò appena cinque anni e tuttavia egli fu in grado di lasciare una manciata di composizioni indimenticabili, che hanno suggestionato poeti ed artisti nel corso del Settecento e dell’Ottocento.

Nella sua breve carriera ottenne numerosi riconoscimenti nell’ambiente musicale napoletano e romano, ma già alla metà del Settecento Pergolesi era immensamente più noto di quanto non fosse stato in vita: le numerose stampe delle sue composizioni iniziarono a diffondersi in tutta l’Europa, interessando autori del calibro di  Johann Sebastian Bach (che addirittura scrisse sulla musica del celebre “Stabat Mater” il Salmo 51 (BWV 1083) ), proliferarono leggende e aneddoti sulla sua morte (si insinuò addirittura che fosse stato avvelenato da musicisti invidiosi), gli furono attribuiti una bellezza apollinea e numerosi tragici amori.

Certamente la sua vita non fu semplice. Giovanni Battista Pergolesi perse i genitori precocemente: due fratelli del compositore e una sorella morirono durante l’infanzia, nel 1727 morì la madre e nel 1732 il padre ; lo stesso compositore sembra che fosse malato sin da piccolo, motivo per il quale, forse, fu cresimato già il 27 maggio 1711 e motivo per cui lo vediamo in una caricatura del 1735 di Pier Leone Ghezzi , ritratto con una gamba visibilmente atrofizzata.

Probabilmente solo i più appassionati sanno che il vero cognome del musicista era Draghi o Drago, e in quanto discendente da una famiglia di origine di Pergola (paese della provincia di Pesaro Urbino) la famiglia era detta Pergolesi.

La posizione del padre, amministratore dei beni della Confraternita del Buon Gesù, aveva consentito al giovane di ricevere una prima formazione musicale, durante la quale mostrò così tanto talento da essere chiamato “fanciullo prodigio”. Grazie al mecenatismo del Marchese Cardolo Maria Pianetti, fu ammesso nel celebre Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli, dove ebbe modo di studiare composizione con alcuni dei più celebri autori della Scuola musicale napoletana.

Grazie al suo talento, Pergolesi non dovette pagare la retta del conservatorio, poiché procurava guadagni all’istituto grazie ai concerti che teneva, prima come ragazzo del coro, poi come violinista e capoparanza di uno dei gruppi orchestrali del conservatorio (La paranza, era un gruppo di musicisti che suonavano e/o cantavano a Napoli e dintorni).

Si diplomò nel 1731 a ventuno anni, ma nell’ultimo anno di studi aveva già composto lavori di pregio che gli diedero rinomanza gli procurarono appoggi tali da fargli subito ottenere lavori e commesse presso i maggiori teatri napoletani dell’epoca.

Tutto il successo del Pergolesi si sviluppò in soli 5 anni, anni proficui nei quali compose opere serie e opere buffe, intermezzi, oratori, cantate, musica sacra, musica strumentale, ma furono soprattutto “La serva padrona” e lo “Stabat Mater”che gli assicurarono fama imperitura.

Nel 1735 Pergolesi, si ritirò a Pozzuoli nel convento dei frati Cappuccini ove finì l’inarrivabile “Stabat mater” appena pochi giorni prima di morire (o il giorno stesso secondo alcuni aneddoti).

Giovanni Battista Pergolesi morì a soli 26 anni nel 1736 di tubercolosi e fu sepolto in una fossa comune come più tardi accadrà a Vivaldi ed a Mozart.

A Jesi, Giovanni Battista Pergolesi è ricordato con una bella statua di inizio ‘900 e con la intitolazione del bel teatro cittadino, all’interno del quale potrete scoprire di più sulla sua vita e le sue opere. In Pinacoteca Pianetti, invece, troverete un suo ritratto per mano di Domenico Valeri.

Qui di seguito lo Stabat Mater, in cui si esprimono le caratteristiche originali della musica pergolesiana: la dolcezza e la malinconia. Buon ascolto.

Jesi: Palazzo Bisaccioni

Piazza Colocci è una delle piazze più belle della città, assieme a Piazza della Repubblica (dove è situato il Teatro G.B.Pergolesi) e Piazza Federico II (sulla quale si affacciano la Cattedrale, il museo Federico II e il museo diocesano di Jesi).

photo credit: http://www.fondazionecrj.it

In questa piazza, spaziosa, ariosa, elegante e rinascimentale, si dispongono ordinatamente: Palazzo della Signoria, Palazzo Colocci e l’Annessa Chiesa di Sant’Agostino e Palazzo Bisaccioni.

Palazzo Bisaccioni venne costruito nel 1527 in stile rinascimentale. Quando nel 1844, Alessandro Ghislieri, fondò la Cassa di Risparmio di Jesi, lo scelse come elegante sede istituzionale. Sentiamo come iniziò la storia della Cassa di Risparmio di Jesi, con la voce meravigliosa di Luca Violini.

Attualmente ospita La Quadreria della Fondazione che accoglie opere d’Arte Antica, dal ‘500 al ‘700 (Guercino, Carlo Cignani e Giorgio Vasari); la collezione d’Arte Contemporanea (Orfeo Tamburi, Edmondo Giuliani, De Carolis, Raul Batocco, Ezio Bartocci); l’Archivio Storico e la Biblioteca, dove sono raccolte e catalogate pregevoli pubblicazioni (tra cui libri d’arte, ristampe di antichi codici, mappe e riproduzioni). La particolarità è che nel palazzo è presente, e visitabile, il Caveau, costruito negli anni ’50.

photo credit: http://www.fondazionecrj.it

Vi sentirete proprio come Lupen III vedendo la stanza blindata del Tesoro, le cassette di sicurezza, le casseforti d’epoca e i passaggi segreti. La suggestione sarà amplificata dalla Collezione di monete e banconote della Repubblica.

Una tappa inusuale ma certamente interessante da inserire nella vostra visita a Jesi.

sito web ufficiale: Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

facebook Sale Museali Palazzo Bisaccioni

La galleria degli stucchi di Palazzo Pianetti

Palazzo Pianetti è il più significativo esempio di architettura settecentesca a Jesi ed è noto per la particolare e sorprendente galleria degli stucchi, che si allunga per 70 metri tra volute, dipinti, rilievi Rococò. Un esempio unico nell’Italia centrale.

Il Palazzo fu costruito per volere del Marchese Gaspare Bernardo Pianetti tra il 1748 ed il 1781 su progetto originario attribuito all’architetto Domenico Valeri. Il palazzo consta di un corpo centrale con due ali che si estendono sul giardino all’italiana.

Al primo piano del Palazzo, il cosiddetto piano nobile, si trova la Galleria degli stucchi: una galleria finestrata, completamente decorata con stucchi, che si sviluppa per 70 metri e termina in una sala ottagonale che ne completa e esalta l’illusionismo prospettico.

Vi lascerà senza fiato.

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La galleria, in perfetta armonia con lo stile rococò, è completamente rivestita di stucchi nei colori pastello che si alternano a scene dipinte. L’apparato decorativo include le stagioni, gli elementi della natura, i continenti, le arti liberali. E’ un viaggio allegorico nella conoscenza ed è al contempo il manifesto tramite cui la Famiglia Pianetti esprimeva la propria cultura ed i propri valori.

Questa galleria rappresenta uno dei più limpidi esempio di rococò nell’Italia centrale.

Si aprono sulla galleria, sei stanze affrescate con le Storie di Enea. All’interno di questi eleganti spazi sono custodite alcune opere di Lorenzo Lotto, uno dei maggiori pittori del Rinascimento.

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la pinacoteca ospita anche una pregevole collezione di oltre 200 vasi officinali che provengono dalla spezieria dell’Ospedale Fatebenefratelli di Jesi, realizzati nel 1775 da Francesco Maria Luzi di Casteldurante (Urbania) e che costituivano il corredo vascolare di una farmacia settecentesca.

Al secondo piano del Palazzo Pianetti si trova la galleria d’arte contemporanea, ospitata nelle stanze degli appartamenti privati ottocenteschi. Qui sono custodite opere d’arte di artisti quali: Edgardo Mannucci, Orfeo Tamburi, Renato Guttuso, Valeriano Trubbiani, Michelangelo Pistoletto.

Teatro Giovan Battista Pergolesi di Jesi

Il Teatro Giovan Battista Pergolesi è situato in Piazza della Repubblica, di cui costituisce l’elegante quinta.

Fu costruito per iniziativa del patriziato jesino, tramite il meccanismo del “condominio” con cui le famiglie nobili , acquistando i palchetti dell’erigendo teatro, ne finanziavano i lavori.

Questo fenomeno, molto comune nelle Marche nel tardo ‘700, ha permesso la costruzione di teatri anche nei comuni e nei borghi più piccoli. Ancora oggi nelle Marche esistono ben 72 teatri storici, il numero maggiore rispetto a qualsiasi altra regione di Italia.  

photo credit: Fondazione Pergolesi Spontini

Venne inizialmente denominato  “Teatro della Concordia” e nel 1883 acquisì la denominazione definitiva di “Giovanni Battista Pergolesi”, in omaggio al celebre compositore nato a Jesi nel 1710. Nel 1968 il teatro G.B.Pergolesi ottiene il riconoscimento statale di “Teatro di Tradizione”.

Il Teatro fu inaugurato nel 1798 su progetto di Francesco Maria Ciaraffoni riveduto e corretto da Cosimo Morelli. La struttura interna, di forma ellittica, è delimitata da tre ordini di palchi più il loggione. La progettazione scenico-arredativa interna si deve all’architetto Giovanni Antonio Antolini, mentre gli apparati decorativi e le pitture a Felice Giani, all’ornatista Gaetano Bartolani.

Nel 1850 il pittore jesino Luigi Mancini realizzò il sipario storico, con la raffigurazione di un leggendario ritorno di Federico II a Jesi (sua città natale).

Nel 1828 si attuarono lavori di sistemazione della piazza antistante,e nel 1839 si installò sulla facciata il monumentale orologio,  dono del principe Beauharnais.

photo credit: Fondazione Pergolesi Spontini

La fondazione Pergolesi Spontini si occupa della gestione del teatro. Visitando il teatro vi segnaliamo che nel ridotto e nel foyer si possono apprezzare collezioni dedicate alla vita e alle opere del celebre compositore G.B Pergolesi e di un altro compositore nato nella vicina Maiolati nel 1774: Gaspare Spontini.

Aesis: Jesi nell’antica Roma

Tappa # 4: Aesis Romana

Rimaniamo ancora nella Piazza Federico II per ricordare che in epoca romana questa area era occupata dal Foro.

Museo Archeologico di Jesi – Scuderie di Palazzo Pianetti

Aesis venne fondata dai Romani nel 247 o 232 a.C., su una collina in prossimità del fiume Esino, in un luogo strategico per il controllo della valle, e in un punto di confine tra la Regio V picena e l’ager gallicus.

Il centro urbano fu costruito secondo la tradizione del “Castrum romano”: un sistema di insulae si estendevano attorno al foro , nel quale si intersecavano le due arterie principali dette Cardo (oggi Via Pergolesi – Via delle Terme) e Decumano ( oggi Costa Lombarda – Via Lucagnolo).

Sul foro si affacciava il teatro, di cui possiamo ammirare alcune vestigia lungo via Roccabella. Numerosi altri resti archeologici sono stati rinvenuti nel corso di lavori edili e scavi rivelando resti murari e mosaici.

lapis aesinensis

Di particolare interesse è la cosiddetta Lapis Aesinensis, rinvenuta nel 1969 nel letto del fiume Esino e oggetto di importanti scoperte circa la viabilità in epoca romana e il collegamento esistente tra la Salaria Picena e la Salaria Gallica. Di seguito un interessante link agli studi del Prof Alfieri e dell’Università di Macerata cattedra di epigrafia romana.

http://archeologiainateneo50.unimc.it/it/81/il-lapis-aesinensis-e-la-scoperta-della-salaria-gallica

Se volete saperne di più, vi consiglio una visita al Museo Archeologico di Jesi, situato nelle scuderie del Palazzo Pianetti.

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Jesi, San Floriano e il Demonio

Tappa # 3: La Cattedrale di San Settimio e la leggenda di San Floriano

Nella medesima piazza si affaccia il Duomo di Jesi. La Cattedrale è dedicata a San Settimio, primo vescovo di Jesi e compatrono della città con San Floriano. 

E’ proprio la Figura di San Floriano ad essere particolarmente cara alla devozione cittadina. Secondo la tradizione, Floriano era un semplice pastorello che venne sfidato dal Demonio in una corsa a piedi fino a Jesi: chi fosse arrivato per primo avrebbe fatto suonare le campane delle chiese cittadine. Il giovane accettò, e con furbizia, mentre correva, disegnava a terra tante croci che il suo avversario era costretto ad evitare rallentando quindi il passo; giunto di fronte alla montagna, lo scaltro giovane invocò l’aiuto del Signore, che divise miracolosamente il Monte Murano dal Monte Revellone creando la Gola della Rossa, nella quale Floriano potè passare senza dover valicare il Monte. La vittoria fu dunque di Floriano! L’ingresso in città viene ricordato nel mese di maggio con le “campanelle di San Florià”, piccole  campanelle di coccio.

La prima cattedrale fu costruita nella prima metà del XIII secolo in stile romanico-gotico e di essa rimangono i due pregevoli leoni stilofori, in marmo rosso da Verona (originariamente sorreggevano le colonne del protiro).

L’edificio fu modificato in stile rinascimentale nel sec. XVI (di questo periodo rimane il fonte battesimale cinquecentesco in marmo rosso di Verona, retto da leoncini marmorei del XV secolo)

Nella metà del Settecento, la Cattedrale fu completamente ricostruita secondo il gusto neoclassico e fu aggiunto il campanile (1785) che richiama quello vanvitelliano del santuario della vicina Loreto, mentre la nuova facciata fu completata soltanto alla fine dell’Ottocento.

Il portone in bronzo “Porta del Giubileo” è stato realizzato nel 2004 dallo scultore marchigiano Paolo Annibali.

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Jesi e Federico II

Tappa # 2: Federico II di Svevia

Qui, secondo la tradizione, il 26 dicembre del 1194,nacque L’imperatore Federico II di Svevia, sotto un grande padiglione appositamente eretto affinché sua madre Costanza D’Altavilla, già quarantenne, partorisse pubblicamente. Questo evento è ricordato mediante numerose iscrizioni che ricorrono nella piazza e che sono incise nelle lingue parlate da Federico II di Svevia: latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo.

Se vorrete scoprire la vita e le qualità dell’Imperatore nominato addirittura  “stupor Mundi” per la sua incredibile personalità, curiosità e cultura, vi basterà visitare l’omonimo museo e addentrarvi nelle sue sedici sale interattive.

Per farvi una idea della caratura del personaggio, vi basti sapere che, rimasto orfano del Padre nel 1197 e della madre nel 1198, fu cresciuto ed educato alla corte di Palermo dagli ambasciatori del Pontefice Innocenzo III, che Costanza, prima di morire, aveva nominato tutore del piccolo principe. A quattordici anni, venne dichiarato maggiorenne e prese possesso del Regno di Sicilia; tre anni dopo, nel 1220, fu eletto Imperatore di Germania. Entrò in contrasto con il papato disattendendo gli appelli alla crociata e fu scomunicato nel 1226, ma nel 1229 guidò la cosiddetta “Crociata Diplomatica” in occasione della quale Federico II riuscì a firmare con il sultano al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino, un trattato decennale di pace senza arrivare allo scontro armato tra cristiani e musulmani.

Il centro politico e amministrativo del suo governo fu in Sicilia e  la sua corte a Palermo costituì un punto di incontro e di irradiazione della cultura araba, greca ed ebraica. Creò un apparato burocratico accentrato; nel 1231 varò un corpo organico di leggi (le cosiddette “costituzioni melfitane” )  che furono prese lungamente a modello come base per la fondazione di uno stato moderno; il 5 giugno 1224, all’età di trent’anni, Federico istituì con editto formale la prima universitas studiorum statale e laica della storia d’Occidente, a Napoli.

Molte sono le tracce federiciane nelle Marche. guardate qui.

A questo punto vi consiglio di visitare il Museo dedicato a Federico II Stupor Mundi, sempre a Jesi o di scoprire il territorio marchigiano ricercandone le tracce suggerite nel sito ufficiale http://www.turismojesi.it/it/federico-secondo-marche/

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Visitare Jesi in 10 minuti e 10 tappe

Vorrei condividere di seguito un itinerario alla scoperta di Jesi, adatto alle famiglie e ai singoli visitatori, consigliato specialmente in primavera e autunno quando in città non fa troppo caldo e le colline e i vigneti che circondano Jesi si tingono di verde intenso o di caldo arancio.

La città di Jesi si trova nelle Marche, in provincia di Ancona, ed è facilmente raggiungibile sia grazie alla vicinanza dell’aeroporto delle Marche ( a soli 15 km di distanza http://aeroportomarche.regione.marche.it)  e del porto di Ancona(circa 30 km).

E’ una città di lunghe e importanti tradizioni industriali, che le sono valse, sin dalla fine dell’Ottocento, l’appellativo di “Milano delle Marche”. A testimonianza del suo glorioso passato storico, che l’ha vista anche piccola capitale della “Respublica Aesina”, conserva un centro storico con interessanti monumenti, ancora circondato da una cinta muraria del XV secolo pressoché intatta. Sin dall’epoca medievale è uno dei centri più importanti e attivi della regione. Con i suoi 40’000 abitanti, è la terza maggiore città della provincia di Ancona dopo il capoluogo e Senigallia.

Vi propongo un tour in 10 minuti (di lettura ovviamente!) e in 10 tappe.

tappa # 1: Le Mura

Senza dubbio il primo elemento di interesse che si può apprezzare arrivando a Jesi è la sua cinta muraria, un significativo esempio di sistema difensivo medievale perfettamente conservato: costituito da sei porte, torrioni e cortine coronate da beccatelli. La cinta muraria, edificata tra il sec. XIII e il sec. XIV su quella precedente romana, venne poi rimaneggiata nel XV secolo su progetto del grande architetto militare Baccio Pontelli.

Ancora oggi 1,5 km di mura abbracciano un armonioso insieme di edifici di epoche diverse, chiese, palazzi e piazze. Questo unicum è valso alla Città di Jesi una speciale menzione come “città esemplare” da parte dell’Unesco.

Vi consiglio di vagare un po’ tra vicoli e stradine lastricate, cercare angoli suggestivi e piccoli spiazzi, fino a raggiungere la celebre Piazza Federico II.

vai alla tappa # 2: https://rivieraconeroguide.wordpress.com/2020/05/19/jesi-e-federico-ii/

Lorenzo Lotto and his paintings in Le Marche (in English)

Lorenzo Lotto was one of the leading Venetian-trained painters of the earlier 16th century.

He was very talented and  intensely spiritual, but unable to compete with Titian in Venice, thus he worked mainly outside Venice.

A valuable core of his paintings are in Le Marche: Jesi, Recanati, Ancona, Loreto,Cingoli, Mogliano, Monte San Giusto, Urbino.

S. Lucia polyptych, Jesi, detail

Lorenzo lotto, was born in Venice, in 1480.

He moved to Treviso when he was still young and lived there from 1503 to 1506, still travelling back and forth from Venice. While in Treviso, he joined the sophisticated cultural and philosophical society of Bishop Bernardo de Rossi and came under his patronage. His early works are strongly influenced by Giovanni Bellini.

In October 1506 Lorenzo Lotto traveled to Le Marche, where he started painting the magnificent polyptych of Recanati, the altarpiece for the church of San Domenico, which represents the blend of his training up to that moment.

Polyptich of Recanati 1508. photo credit: https://lorenzolottomarche.it

As he became a respected painter, he came to the attention of Bramante, the papal architect, who was passing through Loreto (a pilgrimage site near Recanati). Lotto was then invited to Rome to decorate the new papal apartments of Giulio II, but unfortunately his work was destroyed a few years later. His presence in Rome let him approach Raphael and his artworks.

The artist from Urbino was soon preferred to Lorenzo Lotto, who faced a moment of self-doubt followed by years of which we do not know much about his life and work.

In 1511 he was in Jesi, where he signed a contract with the Confraternity of Buon Gesù for which he painted the Entombment (now in the Pinacoteca Civica at Palazzo Pianetti), and in Recanati where he painted  a Transfiguration (c.1512, now in the Pinacoteca Comunale, )

Deposizione 1512 photo credit: https://lorenzolottomarche.it/

For the following ten years he was working in the province of Bergamo, and these are probably the happiest  and most creative  years of his life. When he moved back to Venice in 1525, he faced the rising star of Titian who, with his sensual painting style, was preferred to him.  

Lorenzo Lotto was constantly hired from both Le Marche and Bergamo Province and founded a workshop. Among the paintings that were realized at this time we can name a few: S. Sebastiano and  S. Rocco ( from Castelplanio, now in Berlin) , S. Lucia polyptych  and the Visit ( both in Pinacoteca Civica di Jesi, Palazzo Pianetti), the Madonna of the Rosary (now in Town Hall Palace, in Cingoli) and the Crucifixion  (in chiesa di Santa Maria della Pietà in Telusiano , Monte San Giusto (MC))

In 1549 he is back to Ancona painting the Assumption for the San Francesco alle Scale Church.

His works are characterized by the use of deeply saturated colours, bold use of shadow, and a surprising expressive range.

Lotto’s later paintings are recorded in an account book and diary which he kept from 1538 and from which we know the details of his last years. In 1550, when he was about 70, one of his works had an unsuccessful auction in Ancona. As recorded in his personal account book, this deeply disillusioned him.

As he had always been a deeply religious man, in 1552 he joined the Holy Sanctuary at Loreto, becoming a lay brother.

During that time he decorated the basilica of Santa Maria with scenes of Christ’s Life and painted a Presentation in the Temple for the Palazzo Apostolico in Loreto, unfinished.

He died in 1556 and was buried, at his request, in a Dominican habit.

Here you can visit the official website for Lorenzo Lotto in Le Marche

https://lorenzolottomarche.it/opere

Here you can see some selected paintings (source Wikipedia).